Il primo incontro

Ricordo molto bene il giorno che portai a casa il cane.
Tutto era pronto per l’arrivo di quel piccolo animale marrone. Avevo comprato la cuccia, le ciotole, i giochi, il guinzaglio, il cibo, le traversine. Mi ero studiato per mesi tutti i suggerimenti per accogliere al meglio un cucciolo in casa. Avevo letto e riletto le caratteristiche di razza del cane che avrebbe accompagnato le mie giornate, per sapere in anticipo l’adulto che sarebbe diventato.

Era tutto pronto. Quasi tutto.
L’unico a non essere pronto ero io. 

Durante il breve viaggio in auto verso casa mi fermai per farle sgranchire le zampe, ma lei non sembrava avesse granché voglia di muoversi. Le offrii dell’acqua, ma la rifiutò.
Una volta a casa le mostrai tutti i giochi che avevo comprato per lei, ma non sortirono l’entusiasmo che mi aspettavo, e anche il cibo venne accolto con un certo tepore.

Di lei non sapevo nulla.
Non conoscevo i suoi gusti, non immaginavo le abitudini che avrebbe prediletto.
Non potevo sapere che ama sdraiarsi al sole nelle mattine di primavera, che per correre preferisce i prati ai boschi, che si entusiasma con la neve ma gira intorno alle pozzanghere.

Era un mondo completamente nuovo, una creatura così piccola e così densa di paure e bisogni che temevo non sarei riuscito a capire e affrontare.
Credo che in certi casi sentirsi inadeguati sia il modo migliore per costruire qualcosa da zero.

Sono passati quasi cinque anni, e noi abbiamo iniziato a conoscerci.

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