Pensare per due

La prima notte del cane in quella che sarebbe diventata la sua nuova casa, per me fu una notte in bianco.
Avevo deciso di lasciare la cuccia in soggiorno per costruire fin da subito una buona abitudine, ma questo significava dormire in stanze separate proprio in un momento così delicato per entrambi.
Molto presto mi resi conto che prendere sonno non sarebbe stato facile. Una parte di me si stava mettendo nei suoi panni e mi faceva sentire agitato.
Come si sarebbe sentita da sola, al buio, in un ambiente completamente nuovo? Cosa avrebbe provato? Si sarebbe svegliata se le fosse venuta fame, o le fosse scappata la pipì? Sarei stato pronto nel caso avesse avuto bisogno di me?
Rimasi ore con gli occhi sgranati a fissare il soffitto per cogliere il minimo rumore che provenisse dall’altra stanza. Un colpo di tosse, una scrollata di orecchie, un mugolio.
Mi alzavo in punta di piedi, e andavo furtivo ad appoggiare l’orecchio sulla porta che ci divideva.
Silenzio. Dorme.
Era una sensazione che non avevo mai provato.

In casa con me c’era una piccolo animale di cui d’ora in avanti mi sarei dovuto preoccupare. Lei adesso aveva me, e io dovevo prendermi cura di lei, in ogni momento.
Non c’erano più i miei bisogni e basta, c’erano anche i suoi, ed io avrei dovuto tenerne conto.
Dovevo pensare per due.

Quella notte lei dormì tranquilla tutto il tempo. Io invece non chiusi occhio, ma la mattina seguente avevo imparato cosa significa sentirsi responsabili.

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