Billy e Gianluigi, che non si capiscono ma sono amici

Un cane barbuto richiama la mia attenzione facendo sentire la sua voce da dentro il baule. Vuole scendere. Appena salta giù dall’auto capisco che non sarà di certo un giro in montagna a stancarlo.
Billy è un segugio italiano a pelo forte, non giovanissimo ma con lo spirito di un ragazzino carico a pallettoni.
Aspetto un po’ prima di farlo sganciare nel bosco, perché ho paura che parta come una cerbottana e di doverlo far recuperare chissà dove dalla guardia costiera.
Billy è incredibilmente reattivo, attento, mostra interesse per qualsiasi cosa, ma ha una finestra di concentrazione di un paio di secondi, all’interno dei quali devi riuscire a conquistare la sua curiosità.
Tra di noi si instaura un feeling immediato, forse perché gli ricordo una persona che conosce, ma mi piace pensare di essergli semplicemente simpatico.
Il suo proprietario si chiama Gianluigi. Non giovanissimo nemmeno lui, e con la stessa carica di entusiasmo.
I due insieme sono uno spasso.
Billy si muove avanti e indietro senza sosta e senza un criterio, scompare nel giro di un secondo per poi fare capolino da dietro un albero con l’espressione allegra di chi ha fatto la scoperta del secolo e non vede l’ora di mostrartela.
Gianluigi gli parla a voce alta, ogni volta che lo chiama da lontano mi fa perdere un anno di vita per lo spavento. Cerca di spiegargli che non deve saltarmi addosso di continuo, che correre dietro ai furgoni non è un’idea brillante e che deve darsi una calmata.
Billy lo ignora beato.
Mentre li guardo divertito, penso che in realtà non si capiscano. Non sono adatti l’uno all’altro.
Eppure sono come quei vecchi amici che non hanno niente in comune, che bisticciano tutti i giorni e qualche volta si mandano pure a quel paese. Ma poi finiscono sempre a bere un bicchiere di vino insieme, perché si vogliono bene, e questo è tutto quello che conta.
Capirsi è importante. Ma qualche volta l’amicizia è solo questione di alchimia. Prendi due ingredienti che non c’entrano niente l’uno con l’altro, ma insieme funzionano.
La parte difficile è avere la lucidità di capire che si può anche non essere perfetti l’uno per l’altro, e trovare un punto d’incontro nelle reciproche diversità.

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