L’etogramma del cane offeso

Delle poche cose che il mio cane ha imparato, fare l’offesa è una di quelle che le riesce meglio. All’inizio non ci credevo nemmeno io.
Succedeva che, dopo aver ignorato ripetutamente le sue richieste di gioco, tornasse rassegnata nella sua cuccia. Pochi secondi più tardi stava già sonnecchiando, ma lo faceva diversamente dal solito. Girata di spalle.
Non è esattamente il tipo di osservazione che un etologo utilizzerebbe per validare le proprie ipotesi, ma il reiterarsi di questo comportamento e la sua correlazione con una situazione di rifiuto (da parte mia), mi ha fatto pensare che forse non era un caso.

Una delle regole auree nella spiegazione di un comportamento è quella di fare il minor numero di assunzioni possibili, cercando sempre la risposta più semplice (il famoso rasoio di Occam).
Un cane che fa sentire in colpa il proprietario, dovrebbe nell’ordine:

  1. Avere una concezione intuitiva del senso di colpa, e del fatto che questo stato d’animo provoca in noi un malessere
  2. Afferrare la relazione che c’è tra il suo atteggiamento offeso e il nostro rimorso che ne consegue
  3. Formulare una previsione su come il rimorso indotto produrrà da parte nostra un’azione vantaggiosa per lui

Non proprio banale.
E’ anche vero che i bambini fanno tutto questo con assoluta naturalezza nei primi anni di età, senza alcun bisogno di concettualizzare i vari passaggi1. Ma i bambini sono esseri umani, e come tali possiedono una competenza sociale che esplode a partire dai 3 anni di età, quando fa capolino la cosiddetta teoria della mente (ToM)2, ovvero la capacità di simulare stati mentali altrui e fare ipotesi sulle loro future decisioni.

Scienziati cognitivi e filosofi della mente sono scettici nel ritenere che altri animali – con rare eccezioni – possiedano una teoria della mente3. Non è escluso che vi sia un continuum funzionale secondo cui specie diverse abbiano evoluto analoghi moduli cognitivi e di conseguenza utilizzino versioni diverse, più o meno sofisticate (una specie di proto-ToM, un po’ come il proto-pensiero, anche se in genere i proto-concetti sono un’escamotage per domande alle quali non abbiamo trovato risposte migliori).
Ma forse, per spiegare il mio cane girato di spalle, non ce n’è bisogno.

I cani e buona parte degli animali (l’uomo un po’ meno) sono molto bravi ad utilizzare lo sguardo e la posizione del corpo per avanzare richieste, ingaggiare, rispondere, mettere in chiaro la propria volontà riguardo una situazione.
Esattamente come quando mi fissa per agganciare un’azione con lo sguardo, il suo mettersi di schiena può essere un semplice gesto di sgancio, il modo con cui manifesta la propria delusione per non aver ottenuto ciò che voleva.
C’è una differenza sostanziale rispetto alla spiegazione che chiama in causa il senso di colpa, in quanto non è necessario che il cane faccia ipotesi sul modo in cui il suo comportamento modificherà il mio stato mentale, né la catena di azioni che produrrà. Non è altro che una normalissima, emozionalissima, manifestazione di scazzo.
Per il rasoio di Occam, il cane che mi mostra il fondoschiena non sta facendo l’offeso. Mi sta semplicemente mandando a cagare.

Riferimenti

1 Il bambino di Cartesio. La psicologia evolutiva spiega che cosa ci rende umani – Paul Bloom
2 Come funziona la mente – Steven Pinker
3 Mente senza linguaggio. Il pensiero e gli animali – AA.VV.

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