Giù le zampe dai selvatici

Suscitano rabbia e tristezza le immagini in cui si vedono due cani di proprietà attaccare un cervo.
Senza tanti giri di parole, voglio essere chiaro su due punti che reputo importanti allo stesso modo.
E’ inaccettabile che un cane uccida o terrorizzi la fauna selvatica. Il fatto che per molti cani l’istinto predatorio rappresenti una motivazione fortissima e autogratificante non può essere una giustificazione per il solo motivo che “è nella loro natura”. La natura degli animali, Homo sapiens compreso, include anche la violenza di gruppo, l’aggressione sessuale, l’infanticidio. La ragione per cui alcuni comportamenti non sono leciti non risiede nella loro naturalità, né in una presunta valutazione in chiave morale.
Un cane di proprietà non può uccidere un cervo semplicemente perché è nostra responsabilità tutelare anche gli animali selvatici, che se la passano già fin troppo male a causa nostra.
Allo stesso tempo, è impensabile che la soluzione possa essere quella di condannare i nostri cani ad una vita al guinzaglio. Un cane deve poter fare il maggior numero possibile di esperienze in libertà, perché solo attraverso uno spettro più ampio di possibilità sarà in grado di arricchire la propria cassetta degli attrezzi cognitivi, comunicativi, espressivi.
Un animale è tanto più titolare delle proprie scelte e delle proprie azioni quanto più viene messo nelle condizione di espandere il proprio mondo interiore attraverso l’opportunità di sperimentare, valutare, sbagliare, confrontare e rimettere in discussione le decisioni prese.
E’ a questo che serve la libertà – la loro e la nostra – non a collezionare situazioni in una bacheca dei ricordi.
Ma la libertà non è uno spazio infinito, del tutto privo di vincoli, in cui qualsiasi strada è percorribile per diritto di nascita. Bisogna guadagnarsela. Un cane che mette in pericolo la vita di altri (cani, umani, cervi) non può andarsene in giro come gli pare. E noi non possiamo fare un tentativo sul campo, incrociando le dita nella speranza che vada tutto bene.
I cani sono molto diversi per caratteristiche di razza e individuali, e per fortuna la maggior parte di loro non è nemmeno in grado di avere la meglio su un selvatico, cervo o marmotta che sia.
Il mio è un cane da caccia che non caccia. Non ho dovuta educarla per questo, mi è bastato non precluderle incontri abbastanza frequenti con altri animali sincerandomi che non se li volesse mangiare, e disincentivando il suo desiderio di inseguirli. In questo modo si è guadagnata una libertà pressoché totale, anche se quando dobbiamo passare troppo vicini ad un gruppo di stambecchi preferisco legarla. Più che altro perché potrebbe spaventarli e beccarsi una cornata. Ma se al suo posto avessi un cacciatore doc, sarei costretto a ridurre il suo spazio di libertà.
Vedere i cani fare scorribande in configurazione da assalto è affascinante ed evocativo, richiama alla mente il nostro passato di cacciatori nomadi. Purtroppo però non lo possiamo permettere. La colpa è nostra, che abbiamo reso terribilmente fragile un ambiente schiacciato sotto il peso dell’antropocene

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