La dipendenza affettiva nel cane di famiglia

Io ho un debole per i cani che fanno cose. Quelli che osservano e agiscono guidati da un piano, quelli che impegnano il tempo seguendo obiettivi personali, quelli che hanno interessi che esulano dal ristretto menu che abbiamo preparato per loro.
Quelli che ti cagano poco perché hanno altro a cui pensare, che non si fanno sedurre da una pallina o una bruschetta perché sono assorbiti da cose più importanti per loro.
Il mio cane non è uno di questi. La maggior parte dei cani che incontro, nemmeno.
Ogni volta che ho la possibilità di passare un po’ di giorni con cani appena conosciuti mi rendo conto che hanno quasi tutti un grosso problema, che è fondamentalmente un problema di dipendenza.
E questo problema lo abbiamo costruito noi giorno dopo giorno, con lavoro e dedizione: è l’ossessione per la relazione.
All’inseguimento della rappresentazione idealizzata del binomio perfetto, facciamo in modo di diventare il centro dell’universo per il nostro cane, la sua principale ragione di vita. Deve giocare con noi ogni volta che glielo proponiamo, deve rispondere prontamente al richiamo, deve essere interessato a ciò che per noi è desiderabile e ignorare ciò che per noi è problematico. Deve socializzare con chi abbiamo scelto per lui come un matrimonio combinato, ed evitare gli scontri che metterebbero in difficoltà lui, ma soprattutto noi.
Non si tratta di semplice controllo, o gestione come a molti piace chiamarla, ma di un bisogno. Quello di rapportarci con qualcuno che ci scelga in qualsiasi momento, che ci segua ad ogni passo guardandoci con occhi adoranti nei quali leggere quell’amore incondizionato di cui tanto si parla.
Purtroppo questo processo di costruzione della dipendenza molto spesso funziona bene, ed è così gratificante.
E’ molto difficile avere un atteggiamento equilibrato nei confronti dei cani di famiglia, soprattutto se il motore psicologico che guida il rapporto tende a vedere in loro eterni bambini, incapaci di staccarsi dalle nostre cure parentali.
Non è la genitorialità adottiva il problema, quanto l’incapacità di convincersi che anche i figli non umani hanno bisogno di crescere, diventare adulti e recidere il cordone ombelicale.

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